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UNA ESTATE NERISSIMA PER IL TURISMO DEL 2020

E’ stata un’estate pesante per il turismo in Italia in tutti i settori, con una lieve crescita della domanda interna che non ha certo compensato la mancanza degli stranieri: lo rivelano i dati sul turismo per l’estate 2020 che emergono dall’indagine effettuata da Centro Studi Turistici di Firenze per Assoturismo e Confesercenti.Le rilevazioni si basano su campione di 1.975 questionari compilati da strutture ricettive in tutta Italia.

Dai dati del trimestre giugno-agosto emerge che le presenze nelle strutture ricettive ufficiali sono state 148,5 mln, con un crollo della domanda stimato intorno al -30,4%: -32,6% per il settore alberghiero e -27,5% per l’extra-alberghiero. Come era stato previsto, a mancare è stata la domanda estera, crollata del -65,9% mentre quella italiana ha registrato un lieve aumento, +1,1%: gli italiani hanno preferito le strutture extralberghiere (+5,5%) a differenza degli hotel che hanno registrato una flessione del -1,9%. In generale il calo del fatturato per le aziende del settore è stimato ad un -37,5% rispetto al 2019. Il pienone di Agosto non è certo bastato a coprire le enormi perdite di Giugno (-80%) e Luglio (-67%).Insomma i veri assenti di questa estate italiana, come ampiamente previsto e prevedibile, sono stati proprio i turisti stranieri, quasi assenti in Italia. Una mancata spesa di circa 13 miliardi di euro. Lo si legge in una nota di Confcommercio. Quasi l’80% in meno le presenze negli hotel a 5 stelle, soprattutto a causa della mancanza proprio dei turisti stranieri (-91,2%) che per le strutture di alta gamma costituiscono la componente principale della domanda. I principali clienti degli alberghi di lusso, secondo Federalberghi-Confcommercio, provengono infatti da Stati Uniti, Giappone, Russia, Australia, Brasile e Cina. Tutti mercati chiusi da oltre 5 mesi, durante i quali sono andati in fumo quasi 9 milioni di pernottamenti, circa il 40% dei flussi che questi paesi generano ogni anno verso gli alberghi a 5 stelle italiani. A soffrire di più, le città d’arte che con la loro alta percentuale di internazionalizzazione sono quelle che maggiormente richiamano i turisti del segmento lusso. In grande sofferenza anche il comparto della ristorazione. Secondo Fipe-Confcommercio per più di otto imprese su dieci (81,8% per la precisione) la stagione turistica sta andando male o molto male, e questo a causa soprattutto dell’assenza dei turisti stranieri (a lamentarne la mancanza è il 97,4%). La contrazione del turismo internazionale si traduce in una perdita di consumi nella ristorazione del valore di 3 miliardi di euro nei soli tre mesi di luglio, agosto e settembre.

“Sapevamo che sarebbe stata un’estate difficile per il turismo in Italia a causa delle conseguenze del Covid 19 e i risultati purtroppo lo hanno confermato – ha commentato Gianfranco Lorenzo, direttore del settore ricerca di CST Firenze – E’ cresciuta la domanda interno che però non ha compensato l’assenza degli stranieri. Questo ha penalizzato soprattutto le Città d’arte mentre mare e montagna sono i prodotti che hanno registrato cali minori sebbene consistenti”.

Il calo maggiore di presenze è stato avvertito nel Nord (Nord Est -34,4%, Nord ovest 34,2%) seguito da Centro (-31,3%) e Sud isole (-20,4%), dove sono cresciute le presenze degli italiani (Centro +2,3%, Sud isole +1,5%). I pochi stranieri presenti sono arrivati da Germania, Francia, Olanda, Svizzera, Austria e Regno Unito e hanno preferito soprattutto il Nord e il Centro.

Per quanto riguarda la tipologia di vacanza, tutti i settori registrano cali consistenti: Montagna (-19%) e Balneare (-23,7%) hanno retto meglio grazie alla domanda italiana cresciuta, rispettivamente del +3,9% e del +2,7%. A seguire le Aree rurali (-39,8%), Terme (-38,9%), Laghi (-48,6%) e Città d’Arte (49,6%). Queste ultime hanno praticamente dimezzato le presenza rispetto al 2019. A penalizzarle non solo l’assenza degli stranieri (-70,5%) ma anche il calo degli italiani (-11,9%). In generale è previsto un calo di fatturato per le imprese delle città d’arte del -55,5%, con numeri peggiori nelle maggiori.

Il calo della domanda caratterizza anche le aspettative degli operatori per i mesi di settembre/ottobre: in base alle informazioni fornite dal campione, le aziende prevedono un ulteriore calo della domanda del -36,2%, con un -39,4% per le strutture alberghiere e -45,1% per l’extralberghiero. Le perdite maggiori dovrebbero interessare il settore termale -45,6% e le città d’arte -45,1%, seguite da collina -40,6%, laghi -34,8%, mare -28,7% e montagna -23,3%. Sulla base di questo dati appare evidente come la crisi del settore sia gravissima e le prospettive sembrano tutt’altro che positive considerando come le nuove ondate di Covid 19 che stanno colpendo mezza Europa, rischiano seriamente di pregiudicare anche il turismo autunnale e soprattutto quello legato alle vacanze di Natale. Uno scenario che decreterebbe probabilmente la inevitabile chiusura di migliaia di aziende legate al comparto. Le misure del governo, infatti sono purtroppo risultate ampiamente insufficienti per porre un argine a quello che appare come un vero e proprio disastro.

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