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IL SETTORE AUTO HA BISOGNO DI AIUTI DA SUBITO

Il settore automotive italiano genera direttamente un fatturato di circa 52 miliardi di euro, di 106 miliardi se si considerano anche le attività indirette. La competitività del settore è superiore rispetto a quella del comparto manifatturiero nella sua interezza: la filiera automotive italiana si posiziona nei segmenti a più elevato valore aggiunto grazie non solo alle eccellenze nella produzione di autoveicoli di alta gamma e di autoveicoli commerciali, ma anche in virtù delle specializzazioni produttive che caratterizzano in particolare i distretti della componentistica (Ogni veicolo immesso nel mercato contiene mediamente circa 20 mila parti prodotte da diversi fornitori). Circa il 20% del valore aggiunto generato dal settore della componentistica in Italia viene indirettamente incorporato nei prodotti esportati dagli altri partner commerciali, segnalando una significativa capacità di penetrazione nei mercati internazionali. In Europa il settore automotive impiega in totale, tra occupazione diretta e indiretta, quasi 14 milioni di persone, il 6,1% dell’occupazione europea. Il comparto rappresenta un fattore di promozione per l’innovazione dell’intero sistema produttivo. Infatti è il primo settore per spesa in ricerca e sviluppo, responsabile del 28% della spesa totale in R&S europea. Inoltre, l’Europa è il principale investitore mondiale in R&S nel settore. Nel 2018 si sono spesi più di 57 miliardi di euro, rispetto ai circa 30 miliardi in Giappone, 15 miliardi negli Stati Uniti e 5 miliardi in Cina. In Italia, sono stati investiti lo scorso anno circa 1,7 miliardi di euro in ricerca e sviluppo, pari al 13,2% della spesa in ricerca e sviluppo nazionale e al 18,8% della spesa dell’industria manifatturiera.  Tra i Paesi europei, l’Italia ha subito con maggiore intensità l’impatto della crisi. Secondo un recente report della società di consulenza Ernst &Young, il lockdown completo a partire dall’11 marzo ha determinato un crollo nelle vendite su base mensile superiore all’85%, che ha raggiunto quasi il 98% in aprile. In due mesi il mercato ha registrato un calo del 18% rispetto al totale delle auto vendute in tutto il 2019. Si stima che per il 2020 la crisi causata dal Covid-19 determinerà una riduzione del fatturato del settore tra il 24,5%, nello scenario Base, e il 42% in quello Grave. L’occupazione nel settore era in contrazione già prima di marzo 2020. Le stime sul calo dell’occupazione per effetto della crisi attuale si prospettano molto severe a causa del blocco delle attività che, durante il lockdown, ha interessato circa 70 mila lavoratori. Ad essere maggiormente colpite saranno le piccole e medie imprese, di cui è largamente costituita la supply chain del settore, come anche la rete commerciale. Nel 2018 il numero degli occupati nel settore automotive ammontava a circa 302mila unità, tenendo conto sia del settore produttivo propriamente detto (circa 212mila dipendenti), sia della rete commerciale (circa 90mila occupati).  Il rischio di perdita di posti di lavoro nel settore è anzi principalmente legato al forte calo della domanda di autoveicoli e motocicli durante la fase acuta della crisi, che si stima potrebbe determinare una diminuzione della spesa nel settore del 25% nel 2020 rispetto all’anno precedente17. L’anello più fragile dell’ecosistema imprenditoriale del settore è costituito dalla supply chain caratterizzata da molte piccole e medie imprese che forniscono componenti all’industria automobilistica (il 45% delle imprese del settore ha un massimo di 9 dipendenti18) e che avranno maggiori difficoltà a sostenere gli effetti della mancanza prolungata di liquidità. Anche la rete commerciale è composta prevalentemente da piccole e medie imprese: su 1.400 operatori, meno di 80 hanno un fatturato medio superiore a 175 milioni di euro19.  Ed è in questo tragico contesto che dovrebbe esserci una azione immediata e consistente da parte del Governo, che non può certo limitarsi alla politica di incentivi per le auto ibride ed elettriche, seppur  lodevole, ma che rimane una misura on spot senza respiro se non supportata da tutta una serie di politiche strutturali in grado davvero di aiutare un settore di fronte ad una crisi epocale. Come dice il senatore di fdi Andrea De Bertoldi della commissione finanze e banche ”  Gli incentivi sono rivolti sopratutto alle auto elettriche e a quelle ibride,che scontando prezzi di acquisto più alti di fatto non sono certo quelle per ora maggiormente acquistate. Così si favoriscono sopratutto aziende straniere, cinesi in particolare leader nella produzione di batterie con irrisolti problemi ambientali di smaltimento e si penalizzano quelle erioeee ed italiane. ” Insomma un vero e proprio autogol a sentire il senatore De Bertoldi che invece chiede incentivi a tutte le auto e agevolazioni fiscali come la detrazione Iva e la cancellazione del superbollo. Perché solo così si potrebbe mettere in azione un sostegno alla domanda che, a livello globale, subirà una perdita del volume di affari prevista tra il 20% e il 40%. Sarebbe opportuno predisporre un sistema di incentivi rafforzati per veicoli aziendali e privati, con l’opportunità di dilazionare i pagamenti per far ripartire la filiera. Il piano di stimolo di breve termine dei consumi dovrebbe quindi essere coerente con un piano di rinnovo del parco circolante, che in Italia è tra i più vecchi d’Europa. Bisognerebbe poi anche  finanziare la ricerca pubblica e lo sviluppo di progetti innovativi da parte di istituzioni pubbliche in grado di generare un effetto moltiplicatore positivo su tutta la filiera. supportare l’innovazione e la ricerca degli attori privati della filiera con l’impegno di concentrare la ricerca/progettazione e la produzione di nuovi modelli sul territorio nazionale per valorizzare le competenze manageriali, ingegneristiche e scientifiche sviluppatesi nelle imprese, nei centri di ricerca e presso le università; attrarre investimenti diretti esteri (IDE) facendo leva sull’elevato standard di competenze ingegneristiche nell’ambito di meccanica e meccatronica. Eventuali investimenti di car-maker stranieri potrebbero aumentare la domanda di componenti e lavorazioni intermedie a beneficio degli attori. Che la situazione sia tragica e che non ci sia tempo da perdere lo ha sottolineato prima dell’estate Commissione e finanze il presidente di Federauto Adolfo De Stefani  Da sempre l’auto è un settore trainante in Italia e occupa 1,2 milioni di persone. Il comparto era già oggetto di attenzioni da parte del governo. I bonus-malus introdotti nel 2018 non avevano portato granché. Il Covid-19 ci ha portato a chiudere aziende, con un -86% di immatricolato a marzo. Ad oggi siamo a -50% rispetto all’anno scorso”. Per far fronte a questo disastro l’associazione dei produttori di auto ha fatto una serie di proposte come aumentare la fascia di emissioni, per accedere al meccanismo del bonus-malus da 61 a 95 grammi di CO2 per chilometro. “Inoltre – ha aggiunto De Stefano – chiediamo di togliere il malus fino alla fine dell’anno, visto che di malus ne abbiamo avuto tanto”. De Stefano ha poi ricordato che in tutta Europa, il popolo delle partite Iva italiano è il “solo che non può detrarsi Iva” e questo “penalizza moltissimo il settore”. Una vicenda, ha spiegato, che “si trascina dal 1 aprile del 1979. Da anni l’Italia chiede una indeducibilità dell’Iva, sbagliata perché se non è deducibile va ad aumentare i costi e questo rende le aziende estere più competitive”. Insomma la situazione è di una gravità eccezionale per un comparto che rappresenta da tempo una delle eccellenze della nostra industria manifatturiera, ed occorrono per questo motivo misure altrettanto eccezionali a cui il Governo dovrebbe metter mano al più presto.

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