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GLI ALBERI, ESSERI STRAORDINARI TROPPO BISTRATTATI DALL'UOMO

Le piante non sono essere esseri viventi capaci di ripulire l’aria,donare ossigeno e ombra, fornire una casa agli animali e migliorare il nostro umore. Circa 1,6 miliardi di persone, tra cui oltre 2.000 culture indigene, dipendono dalle foreste per i loro mezzi di sussistenza, inclusa la protezione e il riparo. Le foreste, inoltre,offrono una serie di servizi vitali imprescindibili per l’uomo e la via selvatica, quali la regolazione di parassiti e patogeni; il mantenimento della fertilità del suolo; la regolazione del ciclo del carbonio (cruciale per mitigare l’effetto serra e i conseguenti cambiamenti climatici), dell’azoto e del fosforo; altri benefici non tangibili, ma importantissimi come il valore estetico, culturale e ricreativo. Secondo la FAO circa il 30 percento delle terre emerse del pianeta è coperta da boschi, per una estensione di quasi 4 miliardi di ettari.Mediamente, negli ultimi 25 anni, abbiamo registrato una perdita netta, calcolata come bilancio tra distruzione di foreste esistenti(12 milioni di ettari, tra cui gran parte di foreste primarie e creazione di nuove foreste) pari a 5,2 milioni di ettari l’anno. Alcuni alberi poi sono anche protagonisti di storie e aneddoti e custodi di saperi antichi.Si tratta degli alberi centenari e millenari, sotto le cui chiome si sono siglati accordi, consumati amori, combattute guerre, scritte opere importanti. Piante che accompagnano la vita dell’uomo di generazione in generazione, raccontando una storia quasi fossero individui dotati di personalità. Di fronte alla longevità, all’ imponenza e al sapere di questi esemplari secolari, la prospettiva con cui guardiamo la vita cambia, l’esistenza umana perde centralità e si fa da parte, fino quasi a scomparire. Ad accompagnarci alla scoperta delle vite di questi alberi straordinari con parole e immagini è Zora del Buono, architetto da sempre affascinata dalle piante, nel libro “Viaggio tra le piante più antiche del mondo”edito nel 2020 da Aboca Edizioni. La del Buono ha deciso di viaggiare per un anno intero tra l’Europa e l’America del Nord per visitare gli alberi secolari di quelle zone. Con la sua Rolleiflex analogica in borsa, ha reso omaggio a 14 esemplari straordinari, paragonabili averi e propri individui dotati di personalità, raccontando aneddoti,suggestioni, storie cresciute insieme e attorno a loro nel corso del tempo. In questo suo viaggio, come lei spiega, ha influito moltissimo l’esperienza degli ulivi secolari pugliesi, cosi duramente colpiti dalla xylella. Fra i racconti presenti nel libro ci sono alberi che sono stati testimoni della storia come il tasso di Ankerwycke in Inghilterra, alto quasi 15 metri e largo 9, sotto al quale fu siglata la Magna Charta e chefu testimone degli incontri romantici fra Enrico VIII e Anna Bolena. C’è poi il bonsai di pino bianco giapponese Hiroshima Survivor sopravvissuto alla bomba atomica e trapiantato a Washington. Maria la grassa è una quercia di quasi 900 anni che vive placidamente nel parco di Tegel a Berlino e che fu ammirata dal giovane Goethe mentre Pando è un bosco nello Utah, detto anche Trembling Giant che racchiude un insieme di 47.000 pioppi tremuli, tutti cloni dell’albero originale che si stima abbia 80.000 anni. Curiosa è la storia della farnia di Allouville-Bellefosse in Francia, un albero di circa 1.200 anni che fu trasformato alla fine del ‘600 in una cappella da un parroco e un abate. Nel viaggio di Zora del Buono non poteva mancare una tappa in Italia per raccontare del castagno dei Cento Cavalli che si trova sull’Etna e che diede riparo a cento cavalieri in una notte di tempesta. Secondo i botanici avrebbe dai due ai quattromila anni. Nel libro si racconta anche la storia di una coppia di cipressi calvi in California, Senator e Lady Liberty,rimasta sola dopo che nel 2012 Senator, totem per gli indiani Seminole che contava oltre 3.000 anni di vita, è stato bruciato da un incendio. Infine una ulteriore annotazione che in un momento cosi delicato per lo scoppio della pandemia, dovrebbe far riflettere tutti noi sulla importanza della conservazione del patrimonio verde.Le foreste (e in genere tutti gli ecosistemi naturali e semi-naturali) sono preziose anche perché hanno un ruolo cruciale nella regolazione delle malattie. Le foreste e gli ecosistemi in buono stato di salute limitano l’esposizione e l’impatto di agenti patogeni, comprese appunto le zoonosi (malattie trasmissibili, direttamente o indirettamente, da animali vertebrati all’uomo, come la COVID-19), attraverso un effetto diluente o tampone, limitando così le possibilità di propagazione di agenti patogeni dalla fauna selvatica alle persone.Al contrario, quando la biodiversità è sottoposta a pressioni che ne riducono lo stato di salute, il servizio eco-sistemico di controllo e regolazione delle malattie è compromesso ed è più probabile che emergano agenti patogeni. Inoltre L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che l’80% della popolazione dei paesi in via di sviluppo fa affidamento su medicinali tradizionali per curarsi e che la moderna farmacopea contiene almeno il 25% di farmaci derivanti da piante e molti altri che sono analoghi sintetici costruiti su composti isolati dalle piante. La maggior parte di questo materiale in commercio deriva proprio dalle foreste naturali 

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