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ECCO PERCHÉ NESSUNO VUOLE IL MES

Il Mes (Meccanismo Europeo di Stabilità) è un meccanismo ormai obsoleto e mette a rischio la sovranità dei membri dell’Unione europea. Il rischio di diluizione, l’aumento dei costi di rifinanziamento del governo e la stigmatizzazione sono alcune delle minacce che si troverebbero ad affrontare i Paesi che ne fanno ricorso per ottenere fondi a un tasso di interesse minore”. A dire cosi non sono i due noti economisti e fondamentalisti del anti europeismo della Lega, Alberto Bagnai e Claudio Borghi, ma sono le conclusioni di un report di Banca Generali e Saxo Bank, a firma della economista Althea Spinozzi. Ecco allora che, a meno che non si voglia accusare le due banche  di essere state colpite da una improvvisa folgorazione sulla via del sovranismo, il parere merita sicuramente una certa attenzione. Sempre secondo il report di recente pubblicazione perciò alle nazioni europee converrebbe raccogliere fondi sul mercato dei capitali, piuttosto che chiedere un prestito al Mes. Forse allora anche sulla base di queste illustri opinioni si capisce un certo distacco verso la tesi di aderire subito al Mes, presa di recente sia dal ministro dell’economia Roberto Gualtieri che dal suo vice, sempre del Pd, Antonio Misiani. E non è un caso se sia Spagna che Portogallo abbiano chiaramente detto, a Settembre, la loro contrarietà al Mes, adducendo sostanzialmente le tesi espresse nel report delle due banche italiane. Perchè in effetti forse in Italia la questione Mes sembra più diventata una questione di strumentalizzazione politica fra chi, come buona parte del Pd, Forza Italia e Italia Viva siano per la immediata adesione al meccanismo di stabilità per far fronte alla emergenza sanitaria e chi invece, come Lega, Fratelli di Italia e M5s siano da sempre contrari, per le condizionalità in esso presenti. Il ricordo della Grecia, unico paese fino ad ora ad aver utilizzato nel 2009 il Mes, è li a dimostrare come questo fondo nasconda nelle sue pieghe effettivamente molti rischi dal punto di vista finanziario per gli Stati che volessero utilizzarlo. Come, infatti, afferma l’analista di Saxo Bank, autore del report bisogna chiarire, una volta per tutte che il Mes “ non è un’attività di beneficenza a sostegno dei più bisognosi, ma svolge un’attività profittevole, come una normale banca e concede prestiti a basso costo in cambio di tasse ed impegni economici”. Come prima cosa, infatti, bisogna dire che il Mes concede fondi solo per le spese legate al Covid-19 che sono già state sostenute, il che significa che una nazione deve prima aumentare il proprio deficit fiscale per poter chiedere un prestito. A seguire, l’ammontare massimo che una nazione può richiedere è pari al 2% del Pil del 2019. Nel caso dell’Italia, dato che il Pil del 2019 era di circa 1.8 trilioni di euro, potrebbe chiedere un prestito al Mes per circa 36 miliardi di euro. In più, non è possibile ricevere l’intera somma direttamente all’inizio, ma il Mes prevede più tranche per la durata di circa 7 mesi, in quanto è possibile ricevere solo fino al 15% dell’ammontare del prestito alla volta. E quindi è sbagliato sostenere, come fanno molti politici italiani, che aderire al Mes vorrebbe dire avere da subito 36 miliardi pronti per essere spesi. “L’Italia non potrebbe chiedere 36 miliardi di euro di fondi in quanto non ha speso tale ammontare per fronteggiare l’emergenza Covid. Fino ad ora, in base ai dati del ministero dell’Economia e delle Finanze, l’Italia ha stanziato 9,5 miliardi di euro per investimenti nel sistema sanitario. Inoltre, le spese riconducibili ai servizi sanitari nazionali nel 2019 ammontano a circa 114 miliardi di euro, ciò rende difficile per l’Italia dimostrare che il 30% del budget sanitario sia destinato esclusivamente alle spese relative al Covid-19”. Quindi anche qui viene sfatato il mito che con in soldi del Mes si potrebbero anche fare spese indirettamente legate alla emergenza sanitaria. I fondi del Mes sono senior rispetto ai crediti sovrani. Questo porta ad un rischio di diluizione, che può influire negativamente sulla struttura del debito della nazione che ne fa ricorso. In pratica, questo significa che per ricevere 9 miliardi di euro di fondi, l’Italia deve cambiare la struttura del rimborso del debito, concedendo la priorità al Mes a discapito dei creditori sovrani, i quali richiederebbero maggiori rendimenti sui titoli dato l’ingresso di nuovi creditori da dover essere rimborsati prima di loro. “Quindi, il compromesso di ricevere 9 miliardi di euro a basso tasso di interesse, causando un repricing di 2 trilioni di euro di titoli di stato italiano, oltre che essere dispendioso è anche svantaggioso”. Insomma in altre parole il gioco non varrebbe la candela, tanto per capirci. Ed allora anche secondo la tesi delle due banche d’affari, forse all’Italia, come agli altri paesi, converrebbe assai dio più ricorrere al mercato per finanziarsi più che ad un meccanismo assai complesso e che ha dimostrato le sue tante inefficienze e ai pericoli per il debito pubblico, soprattutto se già in condizioni assai difficili come quello italiano.

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