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IL GOVERNO NON TUTELA IL MADE IN ITALY

La notizia è passata un pò in secondo piano, ma sembra essere una di quelle da lasciare sconfortati, perché pare davvero essere e l’esempio dell’ ennesimo autogol di un Governo, sempre più in confusione nel gestire la pandemia e le sue conseguenze. Nella recente legge di Bilancio, infatti, sembra che il Mise abbia messo uno stop agli aiuti ai consorzi e alle organizzazioni di rappresentanza per la lotta all’ Italian Sounding. Anzi, la stessa denominazione ‘Italian Sounding’ sparisce dall’ambito delle competenze del Consiglio nazionale anti contraffazione. Non solo: scompare la definizione delle pratiche di Italian Sounding come pratiche finalizzate alla falsa evocazione dell’origine italiana di prodotti. Nell’articolo 23, infatti, della legge si legge che viene abrogata la disciplina relativa agli aiuti ai consorzi per la tutela dei prodotti di origine italiana contro fenomeni legati all’Italian sounding. Inoltre, l’agevolazione diretta a sostenere la promozione all’estero di marchi collettivi o di certificazione volontari italiani, da parte di associazioni rappresentative di categoria, è concessa nella misura massima di euro 1 milione per ciascuno degli anni 2019 e 2020 e di euro 2,5 milioni a decorrere dal 2021. La disciplina in vigore prevede che il MISE conceda tale agevolazione “nella misura massima di 1 milione di euro per anno”. All’interno del codice della proprietà industriale scompare la definizione delle pratiche di Italian Sounding come pratiche finalizzate alla falsa evocazione dell’origine italiana di prodotti. Immediata la reazione di Coldiretti, confagricoltura e federalimentare che hanno richiamato il Governo a correggere quella che pare davvero una imperdonabile svista, che però potrebbe costare assai caro per un comparto, come quello del food già messo sotto forte stress a causa della pandemia, Il senatore di Fdi Luca De Carlo, della commissione Bilancio del senato e responsabile nazionale per il partito dell’agricoltura, ha accusato il governo di essere anti italiano, perché ” boicotta la lotta all’ ‘Italian Sounding’ e favorisce le grandi lobbies. Nella Legge di Bilancio, oltre alla cancellazione della stessa definizione di ‘Italian Sounding’, riferita alle pratiche finalizzate alla falsa evocazione dei prodotti di origine italiana, sono previsti tagli di risorse ai consorzi impegnati a contrastarne il dannoso fenomeno, con un conseguente grave danno all’intero settore agroalimentare italiano.”  Si Resta un po sconcertati anche per la reazione del ministero dell’agricoltura, che ha scritto una lettera al ministro dello sviluppo economico Patuanelli. In cui si legge “Arrivare “presto” a un chiarimento “circa la portata e la finalità della modifica contenuta nell’articolo 23 del ddl di bilancio e, se necessario, condividere ed apporre gli eventuali correttivi”. Si tratta, scrive Bellanova, “di una iniziativa normativa che investe temi di reciproco e comune interesse, per le competenze che stiamo esercitando in difesa dell’originalità ed autenticità dei prodotti italiani, in uno dei settori trainanti dell’economia del Paese”. Ci sarebbe da chiedersi dove era quando la norma e stata inserita nella manovra. Il Mise ha rispostoi con un comunicato in perfetto stile burocratese “Il senso della norma è dovuto al fatto che da maggio 2019 avevamo i fondi bloccati a causa dell’impossibilità di adottare il decreto attuativo del Dl 34 del 2020 (articolo 32 comma da 1 a 3) che dava agevolazioni ai consorzi nazionali e alle organizzazioni collettive per dare aiuto legale alle imprese. Per garantire tutela legale contro l’Italian Sounding. Per un contrasto con la disciplina comunitaria sugli aiuti di stato le risorse sono rimaste bloccate e non è stato possibile fare il decreto attuativo che spettava di concerto al Mise-Mef e Mipaaf”. Aggiungendo comunque di essere pronti a “correggere il tiro se fosse stato fatto qualche errore”

Insomma resta una vicenda i cui contorni rimangono ancora avvolti nel mistero e che riguarda una questione di fondamentale importanza per il mede in Italy, in un settore strategico come quello del food.. Perchè il fenomeno conosciuto come italian sounding, ovvero l’imitazione di prodotti alimentari del Belpaese, anche nella stessa denominazione ( come per esempio il celebre “parmesano” ) ha conosciuto negli ultimi dieci anni un vero e proprio boom e secondo Federalimentare, questa forma scorretta di concorrenza sottrae ogni anno 60 miliardi all’export di prodotti alimentari italiani, circa il 25% dell’export dell’intero comparto alimentare “L’effetto della pirateria internazionale sul nostro agroalimentare nel mondo ha avuto un aumento record del 70 per cento nel corso dell’ultimo decennio, con 300 mila posti di lavoro bruciati nel nostro Paese”, ha denunciato durante un recente conferenza sull’export alimentare  Carlo Ferro, Presidente dell’Agenzia. ICE. Ed è alla luce di questi fatti che la decisione del Mise sembra davvero inspiegabile Tutto ciò dopo che la Ue ha sottoscritto un accordo con la Cina per il reciproco riconoscimento di 100 prodotti tipici, di cui 26 italiani, come ha dichiarato il capodelegazione al parlamento europeo  di Fdi, Carlo Fidanza.

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