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Referendum grazie alla blockchain in Venezuela contro Maduro

Le elezioni di domenica scorsa in Venezuela hanno sicuramente rafforzato il paese, ma secondo molti osservatori il risultato è stato pesantemente influenzato dalle pressioni del regime venezuelano sulle opposizioni, che sono state in pratica ridotte al silenzio e a cui in molti casi è stato impedito in maniere lecite e meno lecite di poter organizzare la propria macchina elettorale. Il leader della opposizione Juan Guaidò, da molti Stati riconosciuto come il vero presidente del paese, ha definito le elezioni una farsa. E la grandissima astensione registrata ha sicuramente dimostrato come il voto non sia espressione della volontà della maggioranza dei venezuelani, ormai stremati da anni di gravissima crisi economica. Ecco allora che per certificare questo stato di cose e denunciare quello che molti considerano uno scippo del diritto di voto democratico nel paese, arriva in soccorso la nuova tecnologia della blockchain. Secondo il media spagnolo ABC, infatti,  oltre 6,5 milioni di venezuelani hanno espresso  il loro voto, tramite Voatz, una piattaforma statunitense basata su blockchain utilizzata per scopi legati alla democrazia, e attraverso anche un canale sulla piattaforma Telegram, sviluppata dall’azienda colombiana Asistencia Ciudadana. In un referendum,  dove ai cittadini è stato chiesto di decidere se Maduro dovesse dimettersi o meno, e anche ripristinare le relazioni internazionali “Per affrontare la crisi umanitaria e salvare la democrazia”. Questo per impedire la legittimazione del nuovo Parlamento, prevista per il 5gennaio 2021.

“Chiede la cessazione dell’usurpazione della presidenza da parte di Nicolás Maduro ed elezioni presidenziali e parlamentari libere, eque e verificabili?” Dice testualmente la prima delle tre domande referendarie.  Voatz ha offerto la possibilità di votare tramite un’ app mobile dal 7 all’11 dicembre e tramite appunto Telegram. Tale piattaforma è stata precedentemente utilizzata dalle autorità in West Virginia, Colorado e Utah, ma è stata anche oggetto di controversia a causa delle preoccupazioni sulla sua sicurezza. Guaidó ha deciso di orchestrare il referendum parallelo a causa del suo boicottaggio di quella che ha definito una “frode su larga scala” dopo il risultato delle elezioni, il cui esito appariva scontato. L’amministrazione di Maduro ha preso il controllo dell’Assemblea nazionale, che ha rivendicato la vittoria del 70%, sebbene molti paesi contestino tale cifra. Emilio Graterón, un coordinatore del comando politico del referendum non ufficiale, ha commentato la sicurezza portata dalla piattaforma e come le persone potrebbero sentirsi sicure che la loro identità non rischia di finire nelle mani del governo di Maduro: “Il processo è affidabile e le persone che hanno partecipato in loco hanno la loro identità protetta. Non ci sarà traccia di partecipazione e loro possono stare tranquilli. 

Tutti i quaderni e le schede saranno distrutti immediatamente quando la trasmissione della totalizzazione sarà completata”.  Pare superfluo aggiungere che la consultazione è stata ostracizzata dalla radio e dalle televisioni ufficiali del paese. La sua promozione perciò è stata limitata alla diffusione via  social network e al passaparola. Il fatto che Guaidó stia sostenendo la blockchain per perseguire i processi elettorali non è una mossa sorprendente nella comunità crittografica. Il 20 novembre2020, l’emittente di stable coin  Circle ha espresso il suo sostegno al leader dell’opposizione venezuelana, anche riferendosi a lui come al “presidente eletto”. Nello stesso annuncio, la società ha affermato che in collaborazione con l’azienda  fintech con sede negli Stati Uniti, Airtm,  e in coordinamento con il governo degli Stati Uniti, potrebbero offrire al “governo di Guaidó”  il loro sostegno tramite un fondo sfruttato da USDC. Insomma la tecnologia blockchain e le criptovalute sembrano correre in aiuto alla democrazia e al rispetto dei diritti di un popolo da troppo tempo stanco della durezza del regime di Maduro.

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