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OPNE FIBER SOTTO LA LENTE DELLA COMMISIONE EUROPEA

La signora Margreth Vestager, commissario della concorrenza Ue, ha preso una posizione chiara. Ha detto chiaramente che è possibile immaginare una società che gestisca una rete unica a due condizioni:
a) che questa società affitti le sue linee solo alle società che offrono i servizi e che non si rivolga direttamente ai clienti finali (che sia una società di tipo “wholesale”);
b) che questa società sia del tutto indipendente dalle società che gestiscono i servizi. Queste due condizioni impediscono la realizzazione della costruzione portata avanti da TIM e inesplicabilmente accettata da governo che adesso rischia di dover ritornare sui suoi passi su una operazione che rimane ancora con molti punti oscuri, a cominciare dall’errore di costringere Enel a vendere la sua quota in Open fiber, cedendo un asset su cui stava investendo ad un fondo straniero. L’amministratore delegato di Enel, Francesco Starace, è sempre stato contrario a una rete unica a controllo Tim, essendo un soggetto verticalmente integrato. E il presidente di Open Fiber, Franco Bassanini, ha promosso sul Corriere della Sera, il progetto di una «rete unica neutrale, partecipata da tutte le Telco ma non controllata da nessuna, caso mai dallo Stato, garante dell’interesse generale a un’accelerazione degli investimenti». Franco Debenedetti, sul Foglio , ha contrastato la tesi di Bassanini difendendo la concorrenza sulla rete. «C’è da fidarsi poi di uno Stato che cambia idea a seconda delle convenienze del governo?»  La rete unica, così come disegnata da TIM ,significa di fatto eliminare la competizione infrastrutturale in Italia e ricreare un chiaro e indiscutibile monopolio in capo all’incumbent, senza nessuna garanzia che i promessi investimenti destinati alla rete FTTH vengano poi realizzati in maniera più veloce rispetto a quanto già previsto oggi, grazie alla presenza di OpenFiber. Al contrario, vi è la quasi totale certezza che gli investimenti in fibra saranno rallentati e rinviati proprio per il venire meno dell’attuale principale competitor di TIM.

 “La futura rete unica deve garantire indipendenza, terzietà e non deve essere verticalmente integrata“, ha sottolineato l’ADdi Sky Italia Maximo Ibarra, facendo un implicito riferimento al ruolo di TIM. Già, perché alnetto di tutte le operazioni rimane il nodo del potenziale controllo dell’ex-monopolista sulla newco. L’AD di VodafoneAldo Bisio ha sollevato una questione cruciale per l’intero progetto: quali sono gli obiettivi di una Rete Unica? “Dalla rete unica in fibra ci dovremmo aspettare una riduzione dei costi di accesso per trasferire i vantaggi dovuti alle sinergie tra le duereti ai clienti finali” ,ha sottolineato l’alto dirigente. “Altrimenti non si spiega la rinuncia alla concorrenza per creare un operatore unico“. Insomma i giudizi degli esperti sembrano non lasciare adito a dubbi, l’operazione cosi come è stata costruita rimane per molti versi abbastanza incomprensibile, sia per quanto riguarda interesse nazionale e sia per quanto riguardo tutela dei consumatori. Invece di lavorare insieme ad Enel, che ha avuto il merito di far partire da zero la prima rete in fibra ottica interamente pubblica in grado di fornire agli operatori telefonici la massima velocità di trasmissione oggi disponibile sul mercato, il governo infatti ha scelto di andare dietro a Tim, una società privata dove ha un ruolo predominante la società francese Vivendi, puntando al progetto direte unica che in realtà si sta configurando come il salvataggio della obsoleta rete Tim. Come ha indicato in un recente studio il think-tank tedesco WIK Consult, consulente della Commissione europea per le tlc, l’unico progetto davvero indipendente ed efficace direte unica è il modello ‘wholesale-only’, ovvero quello adottato da Open Fiber, il principale operatore wholesale-only a livello europeo. Ma la questione ora potrebbe approdare in Parlamento per una nuova discussione su un tema cosi delicata. Il tema è stato sostenuto per mesi da Alessio Butti, responsabile tlc di FdI ,che per primo ha avvertito la insidiosità del tema, presentando in Parlamento già nell’ottobre 2019 una mozione poi approvata lo scorso 16 luglio in aula, una mozione che reclamava appunto la “parlamentarizzazione” del dibattito sulla rete unica. Mala cosa sembrava rimanere nel limbo poi negli ultimi giorni una improvvisa accelerazione ha cambiato le carte in tavola Sono usciti, infatti, allo scoperto tre rappresentanti autorevoli della maggioranza e del governo: Graziano Del Rio (presidente del gruppo PD alla Camera dei Deputati), Marianna Madia (responsabile del Digitale nel PD) e GianPaolo Manzella(sottosegretario allo Sviluppo Economico con una delega su alcuni aspetti delle tlc),uniti nel chiedere la costituzione in Parlamento di un tavolo di confronto tra le forze politiche, con il coinvolgimento di tutti gli operatori ed altri stakeholder. Come dire: se l’argomento è di interesse nazionale, come sostengono con voce ferma e con non poca fretta i ministri Roberto Gualtieri e Stefano Patuanelli, allora occorre coinvolgere il Parlamento in considerazione dell’interesse nazionale che la questione richiama, come da mesi cercano di spiegare Fdi, che in queste ore sta presentando una interrogazione alla commissaria Margrethe Vestager.”Il Vice Presidente della Commissione europea Margrethe Vestager sa ben e che solo una rete non verticalmente integrata può garantire indipendenza e terzietà. Altrimenti il rischio che corriamo in Italia è una ri-monopolizzazione del settore delle telecomunicazioni sotto il controllo dell’ incumbent nazionale – ha dichiarato Giorgia Meloni – Ciò causerebbe gravi problemi di concorrenza con implicazioni negative per i concorrenti, per i consumatori e per lo sviluppo di nuove reti ad altissima capacità in Italia ”Carlo Fidanza invece capo delegazione del partito al Parlamento europeo che materialmente ha presentato l’interrogazione a Bruxelles, ha affermato che “Qualsiasi processo di ri-monopolizzazione della rete di tlc rappresenta un ritorno indietro nel tempo ed un attacco ai diritti dei consumatori, che guardano a servizi competitivi e accessibili a prezzo equo. Ci auguriamo che il Vice Presidente Vestager confermi questa impostazione”. Insomma una vera e propria matassa che adesso il governo dovrà cercare disbrogliare e anche in fretta se non vuole incorrere nella scure della Commissione europea.

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