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Renzi, l'Attila della politica

Chi pensa di bollare Matteo Renzi come un cretino o un pazzo sbaglia. Renzi è un fine calcolatore e un abile politico o sarebbe meglio dire, uno squalo della politica. Tutte doti che se le votasse a servire il bene della collettività e non, come purtroppo è, i suoi esclusivi interessi, farebbero di lui una risorsa preziosa per il Paese.

Ciò che lo rende unico nel suo genere (e pericoloso), è la sua completa mancanza di scrupoli e la sua capacità micidiale di imbastire trame, anche articolate. È capace di prevedere e battere sul tempo le mosse dei suoi avversari.

Ed è vendicativo Renzi. Non pensiate che l’umiliazione subita nella debacle referendaria del 2016, evento che nell’arco di 24 ore l’ha relegato ai margini dei palazzi della politica, l’abbia superata. Ha avuto pazienza. Come il cinese che si siede sulla sponda del fiume perchè tanto lo sa che è da li che dovrà passare il cadavere del suo nemico, per un po’ di tempo s’è nascosto nella sua tana a leccarsi le ferite. Ma un attimo dopo già stava escogitando tempi e modi della sua vendetta. Non ha avuto fretta. Né ha perso il suo tempo. Mentre la politica già pensava di averlo archiviato, lui ha imbastito rapporti, ha sfruttato le “entrature” godute nel suo premierato, s’è fatto amicizie di peso, o le ha consolidate  nella misura in cui gli potevano tornare utili.

È scaltro Matteo Renzi. Ed ha fiuto politico. Quante pop-corn si sarà trangugiato seduto sull’aventino parlamentare in attesa che arrivasse il suo momento? Tante.

E quando il suo momento è arrivato  l’ha colto al volo. Dopo la crisi ferragostana del Papeete ha capito che era il momento di rientrare in partita. È sceso dall’aventino e ha fatto nascere il Conte II avendo già chiaro in mente come iniziare a picconarlo già dal giorno dopo.

Renzi ha usato come trampolino del suo rilancio l’elefantiaco Pd avendo già messo in cantiere una sua creatura politica e i servi sciocchi  che l’avrebbero popolata, compresi coloro che si erano conquistati una poltrona nell’Esecutivo in quota Pd. Un furto con destrezza il suo. Da quel momento colpire 3 odiati piccioni con una fava è stato facile: gli usurpatori di potere 5 stelle (ai suoi occhi dilettanti della politica), Giuseppe Conte, il loro prodotto migliore di cui ha fin da subito compreso il potenziale politico, quindi da silurare costi quel che costi, ed infine i vecchi papaveri del Pd, rei ai suoi occhi di averlo messo da parte come una scarpa vecchia per riprendere quel percorso di forza di sinistra che con lui s’era interrotto.

Renzi è nato, politicamente parlando, per distruggere e non per costruire (o ricostruire). È una sorta di Attila della politica, dove passa lui non cresce più l’erba. È il verme che guasta la mela sana. È la ruggine che corrode il metallo, è il tarlo che buca il legno.

Al suo attivo ha già una crisi di governo in piena pandemia e un Paese appeso ai suoi umori, il ridimensionamento della figura di Giuseppe Conte, il rischio di spaccatura del MoVimento 5Stelle e la destabilizzazione del Pd  dove è stato attento a lasciare i suoi “pali”.

Questa crisi di Governo, dopo averla creata, Renzi la sta gestendo, ne sta dettando tempi e modi: rispetto ai suoi potenziali alleati di governo, che sentono la gravità del momento sulle loro spalle e se ne fanno condizionare, lui gioca con la coscienza che non ha e le mani libere. Non ha consensi da difendere essendo al minimo storico della sua parabola politica e non ha scrupoli etici tali da condizionarne le scelte. Come da copione chiuderà l’accordicchio del Conte ter. Con il solito accento teatrale simulera’ uno spirito collaborativo nell’interesse del Paese piazzando i suoi un metro più avanti  rispetto al Conte II.

Quando dare la prossima spallata e completare l’opera distruttiva avviata lui già ce l’ha scritto sull’agenda elettronica. Il se non si pone.

Roberta Labonia

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Scritto da News Oggi

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