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GIORNATA MONDIALE DELL’ACQUA BENE PREZIOSO DA NON SPRECARE

GIORNATA MONDIALE DELL'ACQUA BENE PREZIOSO DA NON SPRECARE

Prima in Europa per prelievi di acqua a uso potabile (oltre 9 miliardi di metri cubi all’anno, 25milioni di metri cubi pari a 419 litri per abitante al giorno),l’Italia è nel complesso un Paese a stress idrico medio-alto secondo l’OMS.

Poiché utilizza il 30-35% delle sue risorse idriche rinnovabili, con un incremento del 6% ogni 10 anni. Una tendenza che ,unita a urbanizzazione, inquinamento ed effetti dei cambiamenti climatici, come le sempre più frequenti e persistenti siccità, mette a dura prova l’approvvigionamento idrico della Penisola.

Ad aggravare la situazione ci sono l’annoso problema delle perdite lungo la rete, i nodi irrisolti sulla depurazione e le alte percentuali di “non classificato” in merito alla qualità e alla quantità dei corpi idrici – specie al Sud – che denunciano una grave mancanza di conoscenze di base sullo stato delle acque. Questo è il quadro che emerge nella giornata mondiale del nostro bene più prezioso da Lega ambiente sulla situazione idrica nel nostro paese.

L’Italia ora ha la grande opportunità di potere attingere alle risorse messe a disposizione grazie al programma Next Generation EU(NGEU) con la presentazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) in preparazione proprio in queste settimane. Parte di queste risorse devono essere destinate a risolvere le emergenze esistenti, attraverso una governance pubblica capace di allineare il Recovery Plan italiano al Green Deal europeo con obiettivi più ambiziosi e utili al Paese, anche sul tema risorse idriche.

Bisogna innanzitutto evitare quanto fatto nella prima versione del PNRR che presenta un netto sbilanciamento delle risorse a favore di alcune tipologie di interventi – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – Appaiono infatti sproporzionati i 4,4miliardi di euro destinati agli invasi, contro i 900 milioni per l’ammodernamento delle reti cittadine di distribuzione dell’acqua(spesso ridotte a un colabrodo) e i 600 milioni di euro per le fognature e gli impianti di depurazione.

Guardando alle perdite di rete, i dati raccontano come l’acqua che preleviamo non venga trattata adeguatamente e in modo sostenibile, ma spesso dispersa e sprecata, con un gap tra acqua immessa nelle reti di distribuzione e acqua effettivamente erogata che va da una media del26% nei capoluoghi del Nord al 34% in quelli del Centro Italia, fino al 46% nei capoluoghi del Mezzogiorno.

Nel complesso, fino al 78%dell’acqua distribuita nelle città italiane può andare “sprecata” tramite le perdite nella rete di distribuzione, come nel caso di Frosinone. Tra le città metropolitane, dal 2014 al 2019 soltanto Bologna, Firenze, Milano e Torino si sono mantenute sotto il dato medio nazionale del 37%.

Nel 2019, i consumi medi pro-capite di acqua nelle città capoluogo italiane non sono scesi sotto i 100 litri per abitante al giorno: tra quelle meno virtuose troviamo Milano e Reggio Calabria (entrambe oltre i 170 litri),mentre i consumi più contenuti si registrano a Palermo e Napoli(rispettivamente 111 e 114 litri).Preoccupano le elevate percentuali dei “non classificato”.

Una criticità questa della efficienze della rete idrica, che si riflettono anche sul suo utilizzo nel settore agricolo, sottolineata anche dal sottosegretario all’agricoltura Gian Marco Centinaio

L’acqua ha un valore inestimabile: per il cibo, la salute, l’economia, l’ambiente. Solo per citare alcuni dei suoi molteplici risvolti. L’agricoltura dipende dall’acqua, e negli ultimi decenni il settore si è impegnato ad adottare modelli sostenibili riducendone il consumo

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