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LA BIBBIA DELL FINANZA MONDIALE NEL BUSINESS DEGLI NFT

Il famoso settimanale economico della city londinese the Economist si butta nel mercato degli Nft, il nuovo trend delle criptovalute. E lo fa in grande stile. La sua copertina “Down the Rabbit Hole”  uscita in edicola  il 18 settembre, è stata venduta come NFt per 99,9 ETH il 21 Ottobre scorso. Il giornale ha detto che il denaro sarà devoluto alla sua organizzazione benefica educativa.  La copertina è stata originariamente realizzata da un artista digitale di nome Justin Metz. Ha basato questo pezzo sui disegni di Sir John Tenniel, un importante artista e illustratore inglese del XIX secolo, che li ha preparati per la prima edizione di Alice’s Adventures in Wonderland nel 1865. Il 25 ottobre, la pubblicazione ha elencato l’NFT per 0,1843 ETH. Solo tre minuti dopo, ha ricevuto la sua prima offerta (0,2 ETH). Un minuto dopo, ha ricevuto un’altra offerta (0,3 ETH). Le offerte hanno continuato ad arrivare per tutto il giorno fino a quando l’offerta ha raggiunto 10 ETH ($ 42,263,60) l alle 23:41. L’offerta ha ripreso a correre durante la notte, balzando fino a sei cifre a metà mattinata. L’asta è stata finalmente vinta alle 12:17 per 99,9 ETH ($ 422,600,98) da un offerente sotto l’alias @9x9x9. Alla domanda sul motivo per cui hanno acquistato l’NFT, @9x9x9 ha detto a The Economist che uno dei motivi principali era semplicemente l’adeguatezza della frase “Down the Rabbit Hole”. Il giornale afferma di voler comprendere ulteriormente questo mondo di NFT, quindi è saltato “nella tana del coniglio” coniando il proprio. Il ricavato della vendita sarà devoluto all’Economist Educational Fund, che il quotidiano definisce “un ente di beneficenza indipendente che insegna ai giovani ad analizzare l’attualità”. L’autore paragona la rapida innovazione in DeFi ai primi giorni del web. Il pezzo menziona che oltre agli strumenti finanziari con cui molti hanno familiarità nel mondo tradizionale, la DeFi potrebbe diffondersi su “terreni più ambiziosi”, un mondo digitale decentralizzato soprannominato il “metaverso”. Tuttavia, il pezzo in seguito si rivolge maggiormente ai pericoli della DeFi, come i problemi di scalabilità (comprese le commissioni elevate di Ethereum). L’autore esprime preoccupazione per il fatto che la DeFi sarà “vulnerabile al panico” a causa della “mancanza di un’ancora esterna di valore” percepita come un governo o una banca centrale. L’autore si chiede anche come potrebbero essere applicati i contratti intelligenti “al di fuori del mondo virtuale”. Inoltre, l’autore menziona le preoccupazioni sul riciclaggio di denaro sporco ed esprime dubbi su quanto sia realmente decentralizzato il sistema DeFi. L’autore scrive inoltre: “Una sequenza di grandi transazioni irrevocabili che gli esseri umani non possono ignorare potrebbe essere pericolosa, soprattutto perché gli errori di codifica sono inevitabili”. Il pezzo si conclude a favore della regolamentazione per l’adozione di DeFi, sostenendo che per avere successo, deve “integrarsi con i sistemi finanziari e legali convenzionali”. In definitiva, l’autore scrive che i DAO che eseguono applicazioni DeFi “dovrebbero essere soggetti a leggi e regolamenti”. L’Economist scrive che avrà altro da dire sugli NFT in futuro.

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